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Ricerca: La legge di bilancio approda in Senato. Più ombre che luci per gli enti di ricerca

Lo Snals-Confsal reputa necessario che il Parlamento corregga le misure che si profilano come un'indebita incursione in materia contrattuale e come un attacco all'unitarietà del secondo sistema della ricerca, nonché a quelle che minacciano l'autonomia del CNR che costituisce il maggiore ente di ricerca italiano

Un'analisi dei principali provvedimenti per gli enti pubblici di ricerca contenuti nel disegno di legge di bilancio che inizia l'iter parlamentare, mostra molte criticità che andranno superate. Il rischio è quello di oscurare alcune aperture fortemente richieste dal nostro sindacato.

Riportiamo di seguito il comunicato al personale degli EPR.

 

 

 

Comunicato al personale degli EPR

Legge di Bilancio: più ombre che luci per gli Enti pubblici di ricerca

 

(Roma, 12 novembre 2021). Il disegno di legge di Bilancio 2022, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre scorso e modificato nei giorni successivi, approda in Senato. Il Presidente Draghi aveva promesso significativi interventi in favore della ricerca già nel corso della conferenza stampa seguita all’approvazione del provvedimento in Consiglio dei Ministri.

Tuttavia, la lettura del testo merita una riflessione non proprio allineata con l’enfasi posta dal Governo verso le misure adottate, almeno per ciò che riguarda gli enti pubblici di ricerca. I principali articoli che li riguardano sono l’art. 104 e l’art. 105.

L’art. 104 prevede una serie di misure in favore della ricerca svolta negli enti pubblici vigilati dal MUR, in primo luogo l’incremento di 90 milioni di euro del fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (FOE) per i prossimi tre anni e di 100 milioni di euro dal 2025 (co.1). Di questa cifra, la maggior parte è attribuita per lo sviluppo professionale di ricercatori e tecnologi (40 milioni di euro) e per la valorizzazione di tecnici e amministrativi (20 milioni).

Si tratta di un incremento pari a quello attribuito lo scorso anno (65 milioni più 25 milioni per le assunzioni di ricercatori). Ancora una volta sono cifre che non soddisfano le reali esigenze di rilancio della ricerca italiana nei termini indicati dal Piano Amaldi.

Inoltre, il problema principale è che le norme riguardano esclusivamente gli enti vigilati dal MUR. In assenza di altre misure di sistema per gli enti non vigilati dal MUR, l’art. 104 rappresenta una spaccatura sostanziale tra gli uni e gli altri, rinfocolando la vecchia e anacronistica dicotomia tra enti non strumentali ed enti strumentali. Questa criticità rivela un problema che lo Snals-Confsal, insieme alle altre OO.SS. rappresentative, ha da sempre denunciato come una delle principali debolezze del secondo sistema della ricerca, e cioè la mancanza di una governance unitaria per tutti gli EPR, con il ruolo del MUR limitato al governo degli enti sotto la propria vigilanza.

L’aspetto probabilmente più critico dell’art.104 è rappresentato dal co.1 punto b), che attribuisce 40 milioni di euro del FOE a partire dal 2022 per lo sviluppo professionale di ricercatori e tecnologi al III livello degli enti MUR. Anche questa misura non può essere destinata ai soli enti MUR, ma deve essere estesa a tutti i ricercatori e tecnologi degli enti inclusi nel D.Lgs. 218/2016, trovando ulteriori risorse.

Non è in alcun modo ammissibile una disparità di trattamento tra figure professionali regolate dallo stesso contratto nazionale.

Inoltre, l’attribuzione di queste risorse è subordinata all’approvazione del DdL 2285 (Reclutamento e pre ruolo per università ed enti di ricerca) attualmente in discussione in 7^ Commissione al Senato, poiché il decreto di riparto del MUR, previsto dallo stesso art.104, dovrebbe essere successivo all’entrata in vigore delle norme (DdL 2285) che metterebbero ad esaurimento la figura del ricercatore e del tecnologo di III livello. Come si può attuare una previsione in legge di Bilancio legandola all’iter incerto di un provvedimento ancora in discussione in Parlamento? Se il DdL 2285 verrà modificato, le risorse previste nel disegno di legge di Bilancio per queste progressioni andranno perse? Per di più lo Snals-Confsal ha rilevato che ogni provvedimento di sviluppo professionale per il personale al III livello deve essere accompagnato da un’analoga misura di spinta per il II livello, che altrimenti si troverebbe raggiunto sia dal personale attualmente al III livello (come prevede la legge di Bilancio), sia dai ricercatori e tecnologi in tenure track inquadrati direttamente al II livello (come prevede il DdL 2285).

Analogamente, le risorse destinate alla valorizzazione del personale tecnico e amministrativo in legge di Bilancio (20 milioni del FOE a partire dal 2022) sono anch’esse rivolte ai soli enti vigilati dal MUR, sancendo nei fatti un’invasione in materia contrattuale. Peraltro, l’articolato fa pensare a modalità di attribuzione legate alla premialità.

Anche in altri punti dell’art. 104 (co.4) si attribuiscono risorse con finalità premiali, come nel caso dei 30 milioni per il 2023 assegnati al MUR per le finalità del co.5 art.19 del D. Lgs. 218/2016. Questo orientamento, se è condivisibile in un sistema ben finanziato, diventa insostenibile in una situazione di penuria di finanziamenti di base. Prima di introdurre meccanismi di attribuzione legati alla premialità, è necessario un piano adeguato di assegnazione di risorse sui fondi ordinari.

Peraltro, pur condividendo la necessità di assicurare una maggiore competitività al sistema della ricerca, va rilevato che quest’ultima esigenza è spinta dal potenziamento del fondo per la presentazione di progetti per la ricerca di base (Fondo italiano per la scienza, aumentato di 50 milioni nel 2023 e di 100 milioni nel 2024) e dall’istituzione di un apposito fondo per la ricerca applicata (Fondo italiano per le scienze applicate, con dotazione di 30 milioni nel 2022, 150 nel 2023, 200 nel 2024 e 250 nel 2025), sebbene anche in questo caso la questione riguardi solo gli enti MUR (co.2 e co.3).

Positivo è il comma 5 che abroga definitivamente le norme istitutive dell’Agenzia nazionale per la ricerca, che nei termini in cui era stata strutturata dalla legge di Bilancio 2020 era un’istituzione inadatta agli scopi che avrebbe dovuto perseguire.

Altro punto dolente del disegno di legge di Bilancio è l’art.105, dedicato a un Piano di riorganizzazione e rilancio del CNR. Si tratta di una sorta di commissariamento del principale ente di ricerca nazionale. La riorganizzazione viene affidata a un Comitato strategico di cinque esperti esterni all’ente, designata dal MUR, sentito il MEF, che può anche ricorrere all’aiuto di un “contingente di esperti di comprovata qualificazione professionale” esterni all’ente. Il Comitato avrà il compito di redigere un Piano triennale che varrà come Piano triennale delle attività e che potrà contenere proposte di modifiche statutarie e normative.

Sottrarre alle forze interne dell’ente il compito di rilancio e di superamento di inefficienze e problemi significa svilire le competenze e le professionalità specifiche, ridimensionare i risultati ottenuti finora in termini di autonomia e autodeterminazione delle comunità scientifiche (Consigli tecnico-scientifici d’Ente e di Dipartimento) e creare un pericoloso precedente.

La perdita di autonomia organizzativa e scientifica è contraria anche agli orientamenti comunitari (Carta europea dei ricercatori) già recepiti nelle normative nazionali (D.Lgs. 218/2016) ed è inaccettabile, anche a fronte dell’ingente incremento di risorse attribuite per gli anni a venire:

10 milioni nel 2022 vincolati al completamento delle stabilizzazioni ai sensi del D.Lgs. 75/2017 e 50 milioni nel triennio 2022-24 (ai quali però vanno sottratte le spese di funzionamento del Comitato strategico e quelle degli esperti) per le finalità del piano di riorganizzazione e rilancio. Inoltre, dal 2023 viene attribuito un ulteriore stanziamento di 20 milioni annui.

Al CNR vengono assegnate altre risorse specifiche (5 milioni annui dal 2022 al 2024) per la ricerca finalizzata al contrasto della Xylella fastidiosa (art.106).

In conclusione, se il CNR necessita di riforme, anche in considerazione dei compiti che lo attendono in vista dell’attuazione del PNRR, esse devono esser attuate con il coinvolgimento totale della comunità scientifica e rispettando l’autonomia dell’ente.

La legge di Bilancio affronta in una certa misura anche un tema annoso per gli EPR, quale quello dei fondi per l’accessorio. È ben nota la difficoltà in contrattazione integrativa, legata all’esistenza di un tetto di spesa sull’accessorio previsto dal D.Lgs. 75/2017. L’art. 182 della legge di Bilancio prevede l’incremento delle risorse destinate all’accessorio per una misura percentuale del monte salari del 2018 entro 200 milioni annui dal 2022 per le amministrazioni statali, un aumento che si riverserà anche sulle amministrazioni non statali, e quindi sugli EPR.

Per quanto riguarda le risorse contrattuali, va segnalato positivamente l’art. 185 che stanzia risorse aggiuntive (200 milioni a decorrere dal 2022) per finanziare le riforme degli ordinamenti professionali nelle amministrazioni statali. Anche in questo caso, una quota parte sosterrà la riforma dell’ordinamento professionale del personale degli EPR, secondo le previsioni dell’art. 69 del CCNL 2016/18.

Dalla sintetica analisi precedente emerge, in conclusione, una legge di Bilancio che per gli enti di ricerca non segna il cambio di passo atteso da troppi anni. Lo Snals-Confsal reputa necessario, pertanto, che il Parlamento corregga le misure che si profilano come un’indebita incursione in materia contrattuale e come un attacco all’unitarietà del secondo sistema della ricerca, nonché a quelle che minacciano l’autonomia del CNR che costituisce il maggiore ente di ricerca italiano.

Scadenze di: gennaio 2022