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Investire in istruzione per la crescita e il lavoro

Argomenti trattati: Editoriale,
Edizione Iscritti n°68 del apr 11 2013 12:00AM

Mentre andiamo in stampa, la complicata situazione politica determinatasi nel nostro  Paese a seguito delle elezioni di febbraio è ancora in una fase di stallo, irrigidita su posizioni molto diverse.

La mancanza di una maggioranza e di un governo, a quasi due mesi dal voto, rende ancora più drammatica la crisi in un contesto economico  e sociale in rapido deterioramento.

Gli effetti negativi della perdurante recessione sono sotto gli occhi di tutti:  livelli di disoccupazione sempre più elevati, drastica riduzione del potere d’acquisto dei cittadini con una pesante tassazione aggiuntiva sui redditi da lavoro e da   pensione, aumento delle famiglie sulla soglia della povertà, conseguente crollo della domanda interna con effetti dirompenti sulla produzione, chiusura di numerose piccole imprese.

Quando arriverà questo giornale, le due commissioni di “saggi” incaricate dal presidente Napolitano di indicare le   questioni da affrontare, sia di carattere istituzionale sia di carattere economico-sociale, per far uscire l’Italia da questa  impasse, avranno già presentato i loro lavori e sarà iniziata, ce lo auguriamo, una nuova legislatura. Inoltre, dal 18 aprile avranno inizio le procedure per l’elezione del Capo dello Stato.

L’auspicio è che le forze politiche e partitiche acquisiscano piena consapevolezza della gravità dei problemi del nostro  Paese, affinché si giunga al superamento della fase cruciale che sta attraversando,  il più critico della storia  epubblicana. L’Italia ha bisogno di un governo credibile, stabile e responsabile, che recuperi il valore dell’equità sociale e ponga al centro della sua azione politica il riordino delle istituzioni, maggiore istruzione e più lavoro, la riduzione dei   costi della politica, l’eliminazione degli sprechi, la lotta alla corruzione, all’evasione, al lavoro sommerso, un’equa   riforma fiscale che preveda la defiscalizzazione delle retribuzioni e delle pensioni.

Soltanto in una situazione di governabilità e di stabilità l’Italia potrà permettersi risanamento, riforme e crescita. La  politica dell’austerità che continua a dominare in Europa, pur necessaria, ma perseguita in modo eccessivo senza essere  accompagnata da un rilancio dello sviluppo e dell’occupazione, ha avuto come unico effetto quello di soffocare  l’economia. Per colmare la voragine del debito pubblico e con l’obiettivo di fare cassa in tempi rapidi, si è preferito tagliare indiscriminatamente, attraverso la spending review, sulla spesa sociale, intaccando i livelli essenziali dei servizi  primari, e su quei settori considerati “improduttivi”, come la Scuola, l’Università, la Ricerca.  Quasi che produrre  “sapere” e “conoscenza” faccia parte del superfluo, e non sia invece una esigenza fondamentale per rafforzare l’identità     di un popolo, la linfa vitale che ne favorisce lo sviluppo e la competitività. Ecco perché, nel rivendicare la formazione di  un governo stabile, rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche affinché, tra le priorità istituzionali ed economiche, si  discuta seriamente di scuola e, sulla scorta dell’esempio di altri Paesi dell’eurozona, si investa concretamente in  istruzione e formazione. Da qui bisogna ripartire, e presto. Più risorse per la qualificazione, l’innovazione e la  modernizzazione del nostro sistema di istruzione, più risorse per chi vi opera e realizza il cambiamento. A cominciare    dal rinnovo del contratto nazionale di lavoro, bloccato dal 2009.

Chiediamo che tutti i lavoratori della scuola siano professionalmente ed economicamente valorizzati, che si recuperi il  prestigio e l’autorevolezza della  loro funzione, che si ricrei attorno ad essi e alla scuola nel suo complesso un clima di  rispetto e di giusto riconoscimento sociale. Rivendichiamo, insomma, la centralità della scuola nell’agenda del nuovo  Governo e del nuovo Parlamento, quale infrastruttura prioritaria e leva strategica per lo sviluppo civile, economico e  culturale  del Paese, da considerare settore di investimento e non più un “costo” da tagliare.

Ci aspettiamo un segnale di attenzione per la scuola, da parte di interlocutori affidabili, che ridia fiducia e serenità non solo agli operatori, ma  anche alle famiglie e ai giovani, i diretti destinatari dell’azione educativa, garantendo loro uguaglianza delle opportunità  scolastiche, sociali e di inserimento in un mondo del lavoro sempre più transnazionale. Noi, come sindacato, non ci  stancheremo di rivendicare il nostro ruolo di interpreti delle legittime istanze dei lavoratori che rappresentiamo, dando  fin d’ora al futuro Governo la nostra disponibilità al confronto e rilanciando il dialogo sociale in un clima di corrette   relazioni sindacali, seppur nella distinzione dei ruoli istituzionali. Perché solo sulla base di un reale confronto con le  parti sociali, le gravi e urgenti sfide che attendono il contesto italiano ed europeo possono essere affrontate e superate.

Marco Paolo Nigi

Segretario generale dello Snals-Confsal

Scadenze di: luglio 2022