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Dopo la firma dell'accordo sul pubblico impiego

Al nuovo governo: subito l'atto di indirizzo all'Aran

Dopo lunga attesa è stato raggiunto tra governo e sindacati un accordo politico sulle questioni aperte riguardanti  il pubblico impiego, in particolare in relazione al rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici.L’intesa  riguarda tutti i lavoratori delle pubbliche amministrazioni, compreso il comparto “Istruzione e ricerca” che aggrega scuola, università, ricerca e Afam. Si tratta di un accordo significativo, indispensabile presupposto per aprire il negoziato per il rinnovo dei contratti di lavoro, che si realizza tra le parti dopo anni di blocco della contrattazione, di continue incursioni legislative su materie contrattuali, di ingiusta lesione dei diritti dei lavoratori. È il caso di ripercorrere brevemente le intense tappe che hanno caratterizzato la vertenza contratti in questi sette anni.

Fermi dal 2009, bloccati da ben due leggi di bilancio, tanto che nel 2015, con sentenza del 24 agosto, interveniva la  Corte Costituzionale, a seguito di iniziativa giurisdizionale della Confsal, dichiarando illegittimo il reiterato blocco. A fronte di tutto ciò, la legge di stabilità 2016 stanziava appena 300milioni per il rinnovo dei contratti pubblici, somma giudicata insufficiente e vergognosa dalla Confsal, dallo Snals e dagli altri sindacati.

Il 26 luglio riprendevano gli incontri al ministero della Funzione pubblica, seguiti da una serie di incontri tecnici all’Aran, fino ad arrivare alla riunione del 1° dicembre a Palazzo Vidoni. Sono state necessarie incisive azioni di lotta che hanno visto l’adesione massiccia dei lavoratori, nell’ambito di una vasta mobilitazione promossa dai sindacati su tutto il territorio nazionale, per sbloccare la situazione e giungere ad un risultato che premia i sacrifici di tutti i pubblici dipendenti, il nostro impegno e la nostra azione  incessante ai tavoli politici e tecnici presso il Ministero della Funzione pubblica. Nell’accordo, infatti, sono state sostanzialmente recepite le proposte e le richieste avanzate dalla Confsal nei precedenti incontri politici e tecnici.

Con l’intesa - che è un accordo politico propedeutico al rinnovo del contratto - il governo si impegna a “definire un intervento legislativo per riequilibrare il rapporto tra legge e contratto”, valorizzando la contrattazione e potenziando le relazioni sindacali. Il contratto viene, dunque, riconosciuto luogo naturale per la disciplina del rapporto di lavoro, dei diritti e delle garanzie dei lavoratori, nonché degli aspetti organizzativi collegati.

Un aspetto, questo, per noi di fondamentale importanza e continuamente rivendicato da Confsal e Snals anche ai tavoli di confronto con il Miur. Restituire infatti alla contrattazione le materie che le sono state sottratte dalla legge “Brunetta”, eliminare i vincoli da questa introdotti sulla contrattazione di istituto, sono stati tra gli obiettivi prioritari della nostra azione sindacale ai tavoli di confronto.

Per quanto riguarda la parte economica, l’accordo prevede un aumento medio non inferiore a 85 euro mensili nel triennio 2016-2018, mediante le risorse previste nella legge di bilancio per il 2017, aggiuntive a quelle per il 2016, e il governo si è impegnato a garantire con le prossime leggi di bilancio lo stanziamento di ulteriori risorse finanziarie.

L’intesa riguarda anche l’attuazione della riforma della Pubblica Amministrazione con l’introduzione di apposite norme per superare il lavoro precario nella P.A. e l’impegno a sostenere la graduale introduzione anche nel settore pubblico di forme di welfare contrattuale e lo sviluppo della previdenza complementare. Questi gli impegni assunti dal governo Renzi che ha sottoscritto l’intesa. Ora gli scenari sono cambiati. All’indomani del risultato del referendum costituzionale che ha portato alla vittoria del ”no”e alle dimissioni da parte del presidente del Consiglio, si è aperta una nuova stagione politica ed è legittimo pensare al futuro del mondo della scuola che ha legittime aspettative. Sono tante le richieste che avanziamo fin d’ora al nuovo esecutivo, guidato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, cui è stato affidato il compito di gestire il dopo-Renzi. Tra le principali, innanzitutto,  di voler procedere tempestivamente ai rinnovi contrattuali, dando puntuale attuazione all’intesa sottoscritta e incrementando le risorse.

Chiediamo poi di dotare le istituzioni scolastiche delle risorse professionali, docenti ed Ata, necessarie per  il loro funzionamento e di risolvere definitivamente il problema della stabilizzazione del personale precario. Altro punto che rivendichiamo è di abrogare le invasioni di campo legislative operate dalla legge Brunetta e dalla cosiddetta “buona scuola” su materie contrattuali come salari, orari di servizio, diritti e doveri del personale, chiamata diretta, mobilità. Bisognerà poi ripensare il sistema delle deleghe previste dalla legge 107 che non sono condivisibili perché  danno al governo di turno la possibilità di riformare la scuola e mettere mano sui diritti-doveri del personale senza alcuna garanziadi condivisione né a livello sociale né a livello parlamentare.

Che il nuovo interlocutore sappia, dunque, comprendere e ascoltare le ragioni della scuolae del suo personale e onorare  gli impegni sottoscritti. Con questo auspicio colgo l’occasione per rivolgere a tutti i lettori, a nome dello Snals-Confsal,un caloroso augurio di serene festività natalizie e di un nuovo anno che sia propizio per la scuola e per tutti i settori della conoscenza.

Marco Paolo Nigi
Segretario generale dello Snals-Confsal