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Contratto: senza risorse adeguate non si firma

Argomenti trattati: Precariato, blocco/sblocco contratti,
CONTRATTO, PRECARIATO, REVISIONE LEGGE 107 Le priorità dell’azione sindacale

Lo Snals-Confsal ha da tempo elaborato una sua piattaforma rivendicativa incentrata su misure concrete  per innalzare la qualità del sistema educativo italiano e per innovare le politiche del personale che deve essere considerato la principale risorsa da valorizzare. E la valorizzazione passa attraverso il contratto di lavoro.

Ma il contratto, per essere serio, dignitoso e rispettoso di tutte le professionalità, deve prevedere, oltre ad una parte normativa qualificata, una parte economica adeguata. Da qui la nostra azione di pressing sul governo, sostenuta  dall’ ampia mobilitazione di tutto il mondo della scuola, di destinare ai contratti del pubblico impiego congrue risorse nella prossima Legge di stabilità, considerato che i 300 milioni di euro previsti nello scorso anno, equivalgono ad un aumento medio mensile lordo di sette euro pro capite. Purtroppo la Nota di Aggiornamento al Documento di economia e finanza 2016 (DEF), approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 27 settembre,  delude in pieno le nostre aspettative. Le risorse aggiuntive stanziate per il rinnovo dei contratti pubblici, sia nella P.A. che nella scuola, sono di appena 600 milioni di euro. Si tratta,  quindi, di 900 milioni complessivi che corrispondono ad un aumento di circa 16 euro lordi mensili pro capite.

A queste condizioni, e dopo ben sette anni di  ritardo, non siamo disposti a sederci al tavolo negoziale. È la solita ennesima beffa ai danni dei lavoratori pubblici che, dal 2009, hanno visto precipitare il potere d’acquisto delle loro retribuzioni, a fronte di un progressivo aumento del costo della vita, a causa di politiche controverse che non hanno saputo fronteggiare la cronica crisi economico-finanziaria che affligge il nostro Paese. Nonostante le conclamate e, per noi, discutibili riforme del governo Renzi, (vedi, per tutte, il Job acts e la riforma della P.A.) la situazione economica italiana non decolla. Il documento registra, infatti, che la crescita del Pil è inferiore alle attese sia nel 2016  che nel 2017, il deficit è in aumento e il debito sarà in calo forse solo dal 2017.

Le riforme non basta farle, e pure in fretta, per mettersi il fiore all’occhiello di aver cambiato l’Italia. Bisogna farle bene, senza personalizzarle e senza stravolgere l’esistente con la solita furia rottamatrice  che ben conosciamo. Altrimenti prima o poi i nodi vengono al pettine. La legge 107 per la scuola è il caso più eclatante. Altre, come la riforma elettorale o la riforma costituzionale Renzi- Boschi, che sarà sottoposta a referendum confermativo, non rappresentano di certo una priorità per il nostro Paese che ha ben altri problemi da affrontare e risolvere.  La Confsal ha firmato l’accordo sui comparti di contrattazione nella convinzione che i vari settori potessero essere maggiormente valorizzati nel tessuto economico, produttivo e sociale  del Paese. Invece continua il tentativo di penalizzare sempre di più il pubblico impiego e i settori del sapere, in particolare di destabilizzare la scuola pubblica statale. Solo quella contrattuale è la sede idonea per discutere di formazione dei docenti, diventata “obbligo” e non più “diritto”, di valutazione dei dirigenti scolastici, di cui contestiamo il burocratico modello messo in atto, di applicazione della legge 107. Ma il Governo vuole imporre la via legislativa, come è emerso anche dall’ultimo incontro con il Ministro (vedi a pag. 2, n.d.r.).

Per questo dobbiamo continuare a lottare per una scuola in cui al primo posto siano salvaguardate la serietà degli studi,la libertà di insegnamento, la dignità professionale di tutti i ruoli professionali e siano riconosciuti adeguati livelli retributivi. L’ultimo rapporto Eurydice sui salari dei docenti e dei dirigenti scolastici in Europa non dice nulla di nuovo quando attesta che i docenti italiani sono agli ultimi posti e che in soli 6 paesi, tra cui l’Italia, gli stipendi degli insegnanti continuano a rimanere congelati. Lo Snals-Confsal continuerà la sua battaglia. L’aver ottenuto, nonostante il difficile contesto e grazie anche al consenso della categoria, il mantenimento degli scatti stipendiali e alcune modifiche al testo iniziale della 107, l’aver raggiunto il secondo posto nelle elezioni del CSPI, l’ aver conseguito esiti soddisfacenti nelle elezioni delle RSU, l’aver registrato un aumento costante delle  iscrizioni, non sono risultati di poco conto e ci incitano a proseguire sulla strada intrapresa. La risposta più efficace a un governo che sta cancellando la Costituzione, la libertà di insegnamento e il diritto al contratto di lavoro.

 

Marco Paolo Nigi

Segretario generale dello Snals-Confsal