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Scuola, Snals Confsal: un governo che non si siede al tavolo per il contratto non sa progettare il futuro del Paese

L'intervista al segretario regionale Snals Confsal del Lazio Maria Rita De Santis andata in onda al minuto 17:06 del TG5 delle 13 del 20 maggio

Docenti, dirigenti, personale ATA: ancora una volta tutti insieme in piazza per chiedere che il valore della scuola pubblica non sia declamato a parole, ma sostenuto concretamente da forti politiche di investimento. Preparato nei giorni precedenti da migliaia di assemblee, lo sciopero indetto da Snals Confsal, Cgil, Cisl e Uil ha interessato venerdì 20 maggio gli istituti scolastici del Paese. Manifestazioni si sono tenute in tutte le principali città italiane, organizzate dalle strutture territoriali e regionali dei sindacati. Tre le parole chiave che riassumono ragioni e obiettivi dell'astensione dal lavoro: contratto, partecipazione, stabilità del lavoro per superare gli aspetti più devastanti e deleteri della legge 107 del 2015. I sindacati hanno chiesto ancora una volta di rinnovare un contratto fermo da anni, una situazione che la stessa Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima e che si è fatta assolutamente intollerabile. Un contratto che riconosca in modo adeguato il valore del lavoro in un settore di importanza strategica per il Paese, riavvicinando le retribuzioni del personale della scuola a quelle di altri comparti della Pubblica Amministrazione e a quelle degli altri Paesi europei. “L’obiettivo comune è di arrivare al contratto, è un obiettivo legittimo, è un obiettivo di civiltà, è un obiettivo di serietà, perché un governo che esula da un contratto, non si siede a un tavolo, non si confronta con le forze sociali è un governo che non sa progettare un futuro per il Paese” ha detto il segretario regionale Snals Confsal del Lazio Maria Rita De Santis durante un'intervista andata in onda sui tg Mediaset del 20 maggio.

 
Lo sciopero ha poi rilanciato e difeso un’idea di scuola in cui tutti i soggetti agiscono nel segno della partecipazione, della collegialità, dell’assunzione di responsabilità condivise. “È la scuola della nostra Costituzione, quella che ha fatto crescere le persone e il Paese e che non vogliamo vedere esposta a divisioni artificiose e inquinata da suggestioni autoritarie inutili e pericolose” hanno spiegato in una nota unitaria le sigle sindacali. Sul fronte della stabilità del lavoro, Snals Confsal, Cgil, Cisl e Uil hanno rilevato come la realtà sia molto diversa da quella propagandata dall'esecutivo. L’area del lavoro precario non è affatto diminuita, per i docenti, col piano straordinario di assunzioni e col bando di un concorso. Per gli ATA addirittura zero assunzioni pur essendoci 12mila posti vacanti. Sono decine di migliaia i precari che non vedono realizzato il loro diritto alla stabilità del lavoro e rischiano anzi di perderlo per effetto delle scelte compiute dall'esecutivo.