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UN IMPEGNO PER I GIOVANI - Intervista al Segretario Generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, su ITALIA OGGI

Abbiamo chiesto a Marco Paolo Nigi, segretario generale Confsal, quali siano le strategie per abbattere ulteriormente l'indice di disoccupazione e dare così ai giovani talenti l'opportunità di restare in Italia

Trascriviamo l’intervista al Segretario Generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, pubblicata da ITALIA OGGI nell’edizione del 19/1/2016, dal titolo “Un impegno per i giovani”:

 

CONFSAL. Un impegno per i giovani

Abbiamo chiesto a Marco Paolo Nigi, segretario generale Confsal, quali siano le strategie per abbattere ulteriormente l’indice di disoccupazione e dare così ai giovani talenti l’opportunità di restare in Italia.

Domanda. Quali sono le vostre proposte?

Risposta.Nessun sindacato ha le soluzioni in tasca. Spetta al governo definire le politiche e regolamentare il sistema di istruzione e formazione perché sia funzionale allo sviluppo e alla crescita del mercato del lavoro. Il problema sta a monte, nella legge 107/15, la cosiddetta Buona scuola, che ha generalizzato con l’alternanza scuola lavoro i rapporti tra scuole e imprese. Lo scenario appare curioso e a volte inquietante. Esempio: un giovane studente del liceo scientifico dovrebbe strutturarsi, negli anni delle superiori, nel metodo e nei contenuti per avviarsi poi a sostenere la ricerca. Oggi, per tre anni a partire dal terzo, quello stesso studente si trova con 200 ore in meno o, in alternativa, con 200 ore in più rispetto alle ore complessive del suo curriculum scolastico da spendere in un’esperienza lavorativa. Bene, ma, stando così le cose, circa 500mila ragazzi rischiano di fare pratiche non in sintonia o addirittura incongruenti con i propri percorsi di studi, mentre le imprese possono ritrovarsi solo con risorse umane in più da gestire. Purtroppo, non c’è raccordo tra scuole e imprese sotto il profilo della ricerca. Nessuna delle due sa ciò di cui ha bisogno l’altra, eppure insieme potrebbero concorrere a costruire progetti formativi innovativi e personalizzati utili a entrambe. In definitiva, soltanto con la crescita si crea occupazione gratificante e si evita l’esodo dei giovani che giustamente cercano altrove il soddisfacimento alle proprie aspirazioni.

D. Come può un fondo interprofessionale frenare questo esodo dei nostri talenti?

R.Il contributo obbligatorio dello 0,30% che le imprese versano mensilmente al l’Inps e che si riprendono in formazione continua non può risolvere i problemi della disoccupazione ma può sostenere interventi per sviluppare nuove competenze nei lavoratori a rischio di licenziamento. Allo stesso modo, può sorreggere la formazione iniziale dei giovani che entrano nel mondo del lavoro. Le risorse finanziarie ci sono e gli strumenti che Formazienda offre alle imprese sono flessibili e veloci, oltre che propulsivi e lungimiranti. Alle imprese consiglierei di non spendere queste risorse esclusivamente in formazione obbligatoria ma, facendo rete, di puntare su progetti formativi più legati ai fabbisogni del ricambio generazionale e soprattutto utili alla costruzione di nuove competenze per migliorare e allineare i processi produttivi e per competere nel mercato globale.

 

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