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NIGI (SNALS): assunzioni sono state scempio, ci voleva piano triennale. Aumento stipendi dovrebbe essere tra 90 e 150 euro mese

Marco Paolo Nigi, segretario dello SNALS-Confsal, spiega a "Orizzonte Scuola" le priorità su cui la sua organizzazione imbastirà le azioni dei prossimi mesi: rinnovo del contratto, incrementi retributivi e meritocrazia.

NIGI (SNALS): assunzioni sono state scempio, ci voleva piano triennale. Aumento stipendi dovrebbe essere tra 90 E 150 euro mese

NIGI (SNALS): assunzioni sono state uno scempio, ci voleva un piano triennale.

Marco Paolo Nigi, segretario dello Snals-Confsal, spiega al sito "Orizzonte Scuola" le priorità su cui la sua organizzazione imbastirà le azioni dei prossimi mesi: rinnovo del contratto, incrementi retributivi e meritocrazia.

Segretario, quali sono le istanze più urgenti emerse durante il consiglio di fine ottobre e approdate poi nella mozione finale? Immagino c’entri la Legge 107.

“Noi ci batteremo per una scuola radicalmente diversa da quella che disegna la Legge 107. I nostri iscritti hanno come priorità la restituzione di autorevolezza ai docenti e la meritocrazia, due valori che la 107 irride pesantemente prevedendo addirittura che gli alunni e i loro genitori valutino i docenti”.

Naturalmente allude alla composizione del nucleo di valutazione.

“Non riesco ancora a capacitarmi di come ci si sia arrivati… Noi vogliamo una scuola dove chi valuta sono i docenti e non certo i discenti, dove si fa in modo che tutti debbano impegnarsi a studiare, ma dove chi non ce la fa venga aiutato. Questo non significa proporre un modello in cui si promuovono tutti, ma dove chi si è impegnato e ha fatto dei sacrifici venga ricompensato in maniera equa, prima con una valutazione giusta e obiettiva e poi con un posto di lavoro adatto alle proprie capacità. Vogliamo, insomma, ripartire da una scuola che istruisce e che avvia al mondo lavoro, non in cui ci si parcheggia per anni senza ricavarne un’identità e un progetto per il proprio futuro”.

Ci ha pensato anche il legislatore, visto che nella 107 si parla di alternanza scuola-lavoro.

“Sì, ma non nei termini secondo noi appropriati. Non mi fraintenda, noi siamo stati tra i primi a spingere verso un modello che integrasse maggiormente le realtà produttive nelle scuole - naturalmente parlo di tecnici e professionali - ma non è sottraendo 400 ore di didattica che si costruirà una classe di lavoratori competente e in grado di reagire positivamente alle sfide di un mercato del lavoro sempre più esigente. Vorremmo piuttosto che le ore mattutine dedicate alla didattica restassero invariate e che la scuola restasse aperta tutto il giorno per attività complementari e propedeutiche all’avviamento al lavoro”.

Non mi ha ancora detto nulla circa l’aspetto retributivo, che la mozione affronta in maniera prioritaria denunciando lo stanziamento di una somma insufficiente.

 

“Esatto, il Governo prova a prenderci in giro, ma la nostra reazione sarà ferma, lo dimostra l’aver previsto già per il 28 novembre una manifestazione in Piazza Barberini a Roma per protestare contro la proposta ridicola di rinnovo che è stata fatta, con 5 euro al mese di incremento retributivo per lavoratore. Parliamo di un contratto che non si rinnova da sei anni e che ha visto, oltre all’indebolimento del potere d’acquisto dei dipendenti della PA, anche la perdita di 200mila posti di lavoro”.

Quale sarebbe un aumento congruo per lei?

“Dai 90 ai 150 euro al mese, direi. Non dimentichiamo che andrebbe recuperato anche quanto si è perso negli ultimi sei anni”.

I lavoratori della scuola dovrebbero ricevere un trattamento diverso dagli altri lavoratori della PA o no?

“Non siamo di quelli che pensano che tutti i contratti debbano essere rinnovati con le medesime risorse, il lavoro va retribuito in ragione della sua specificità e anche gli aumenti non possono perciò essere indiscriminati. Poi però c’è chi considera che lavoratori del Pubblico Impiego debbano ricevere meno degli altri perché sono assenteisti, fannulloni, ma vadano a vedere l’assenteismo che c’è nel privato!”.

Tornando alla 107, avete avuto modo di parlare anche degli Ata e della loro esclusione dalle assunzioni?

“In realtà non abbiamo parlato solo di loro, ma anche dei docenti della scuola dell’infanzia e delle altre categorie di docenti non inserite nelle Gae pur avendo comprovati requisiti di merito”.

Sulle fasi del piano straordinario di assunzione?

“Hanno sbagliato tutto, per cancellare il precariato si sarebbe dovuti ricorrere a un piano almeno triennale senza lo scempio degli ultimi mesi. La scuola ha perso in tre anni 133mila posti, gli Ata sono stati sostituiti dai lavoratori socialmente utili assunti dai Comuni, i bidelli dalle cooperative. Ma nessuno poi dice che le cooperative costano tre volte il costo dei bidelli e che mentre su questi abbiamo certezze che vanno dalla fedina penale alle idoneità psichiche, dei lavoratori delle coop non sappiamo assolutamente nulla”.