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Buona scuola: Intervista a Marco Paolo Nigi, Segretario generale SNALS-Confsal su Radio Cusano Campus

Noi ci aspettavamo che da una legge sulla Buona scuola venisse fuori una Buona scuola e cioè che si ritornasse ad una serietà degli studi, si tornasse a restituire autorevolezza alla scuola, dignità professionale ai docenti.
Il diritto allo studio è sacrosanto ma c'è anche il dovere di studiare

Buona scuola: Intervista a Marco Paolo Nigi, Segretario generale SNALS-Confsal su Radio Cusano Campus

Radio Cusano Campus, la radio dell'Università Niccolò Cusano di Roma, dal lunedì al venerdì, dalle h. 18 alle 20, manda in onda un interessante programma, OPEN DAY, condotto da Alessio MORIGGI e Misa URBANO, all’interno del quale c’è la rubrica Mondo Scuola. Il 1° ottobre 2015 è stata trasmessa un’interessante e ricca intervista del Segretario generale SNALS-Confsal, prof. Marco Paolo Nigi sulla Legge 107/2015, la cosiddetta Buona scuola.

Il link per accedere ai podcast e poter riascoltare l’intervista è: http://www.radiocusanocampus.it/podcast/?prog=488

 

Trascriviamo di seguito l’intervista:

 

MU/AM: Buonasera Segretario

MPN:      Buonasera a voi

MU:        Anche voi, come gli altri sindacati di categoria, ovviamente non siete a favore, non avete apprezzato questa riforma. Quali sono i punti che non vi piacciono della L.107?

MPN:      Dunque, i punti che non ci piacciono…. Ma prima di dire questo voglio dire che è l’impostazione che non ci piace. Noi ci aspettavamo da una legge sulla Buona scuola che venisse fuori una Buona scuola e cioè che si ritornasse ad una serietà degli studi, si tornasse a restituire autorevolezza alla scuola, dignità professionale ai docenti, si chiarisse che il diritto allo studio è sacrosanto ma c’è anche il dovere di studiare. E quindi fare una scuola seria. Invece tutto questo non succede; anzi si va a peggiorarla la scuola con la L. 107, in una serie di meccanismi che non portano alla definizione di una Buona scuola, ma quasi quasi a un ritorno alla parte più negativa e meno romantica del ’68. Questo è l’appello, il punto più grave.

MU:        Ecco devo dire Segretario che questa è la prima volta che ci viene data questa risposta. La vogliamo spiegare meglio ai nostri ascoltatori, perché noi abbiamo parlato spesso con i suoi colleghi, sul discorso della precarietà dei docenti, della figura del preside/manager del dirigente scolastico?

MPN:      ...del nuovo reclutamento dei docenti. C’è tutta una serie di cose sbagliate ma che proprio alla base non risolvono i problemi dei mali della scuola. In pratica cosa si vuole? Si vuole un’escalation da educazione, istruzione, formazione e lavoro. Ora, se immaginiamo una scuola che prepari al lavoro, parlando del lavoro, sbagliamo. La scuola italiana invece ha ben altri valori: quello di portare i giovani a far “crescere il cervello” per avere degli intrecci, delle sinapsi maggiori, per capire poi la formazione.

MU:        Segretario ha letto ultimamente il dato sui risultati della riforma Gelmini? Ovvero il numero fortemente in calo degli studenti che si iscrivono ai licei, in particolare al liceo classico?

MPN:      E per forza. Lei deve guardare anche il calo delle materie scientifiche all’università, matematica e quant’altro, non le sceglie più nessuno, perché sono troppo difficili. Vede, l’università sta facendo corsi di recupero su quello che si doveva fare al liceo o agli istituti di II grado. Quindi siamo in uno sfacelo perché si immagina una scuola che debba promuovere tutti, senza sapere niente, e poi arrivare tutti con un titolo di laurea…. Non servirà più a niente! Bisogna cambiare, bisogna fin da piccoli educare per poi istruire. Nella scuola elementare, perché non si fanno più riassunti? Perché non si imparano più a memoria le poesie? Perché non si fa più il calcolo mnemonico? E perché non si studia una lingua? Questi sono i quattro elementi che servirebbero a sviluppare il cervello. Invece si fa di tutto per non farlo sviluppare…. E poi diamo 10 a tutti!!

AM:        Eh vero! Quello è un altro aspetto, la valutazione. Io però volevo ritornare sul diritto allo studio, che lei ha giustamente nominato, ed è tra le linee guida anche della Buona università, o come vorranno chiamarla quelli del Governo, la riforma dell’università, di cui avremo un antipasto il 2/3 ottobre a Udine. Insomma si fa un gran parlare di questo diritto allo studio. Intanto l’anno scolastico è cominciato e - non intendo esprimere una mia opinione personale che poco interessa, è un dato di fatto - la Buona scuola, la 107, sembra la negazione del diritto allo studio perché i ragazzi non hanno i professori in classe, quindi le cattedre sono vacanti; i ragazzi disabili, ed è ancora più grave, non hanno il professore di sostegno. Anche se i vertici del PD ci dicono che è tutto normale. Insomma questo diritto allo studio tanto sbandierato, sembra che stiano facendo il possibile per negarlo. Non so se è d’accordo.

MPN:      Certamente. Questi sono i mali che poi ci sono sempre stati, la scuola comincia e non ci sono i professori, gli alunni sono troppi nelle classi, le discipline.... Insomma da un punto di vista organizzativo è un disastro ma accanto a questo, c’è anche che cosa si fa nelle scuole. Perché è inutile che vado a parlare a dei giovani della nanotecnologia e quelli capiscono che è una vecchietta piccolina che va in bicicletta... Bisogna invece metterli in condizione di capire, poterli formare e poterli poi mandare nel lavoro, invece così non formiamo nessuno, perché non educhiamo nessuno. Ora io sono catastrofico…. Ma la scuola ha fatto miracoli, ha cercato di reggere grazie agli insegnanti, al personale della scuola, in un marasma, in una confusione terribile organizzativa, di norme e di considerazione. Ma quando mai l’alunno torna a casa e dice che il maestro gli ha detto che non è stato bravo, non è stato attento? E il genitore gli risponde: “Non ti preoccupare, domani vado io e parlo con quella cretina della maestra a dirgli che deve smettere di dare fastidio”… Lei avrà seguito anche la discussione sul fatto che i compiti non si dovrebbero dare durante l’estate (innescata dal ministro Poletti). Ed è da poco tempo che la Francia ha reintrodotto nella scuola i temi. Ora, anche in Italia si sta parlando di riportare i riassunti...

MU:        Anche il dettato. In Francia hanno reintrodotto il dettato una volta a settimana perché si sono accorti che i francesi non conoscono la grammatica!

MPN:      E certo! Noi il 25 novembre faremo un convegno nazionale a Roma al Senato dove il tema centrale è questo, perché il sindacato di questo si interessa, di questo si sta occupando. Poi ci sono tutti i mali, la scuola è iniziata male… non ci sono i professori… tutto… ma alla base, che cosa si fa? Io all’inizio ho parlato di diritto allo studio, che è sacrosanto, ma io farei anche una gratuità per tutto il liceo. Il diritto allo studio perché la scuola italiana è una scuola di Stato, perché lo vuole la Costituzione, non è un’utopia, cioè la Costituzione vede tre funzioni, non servizi, dello Stato: l’istruzione attraverso la scuola, la giustizia attraverso la magistratura e la difesa attraverso l’esercito. Sono atti costituzionali e in altri paesi questo non c’è. Allora la scuola può fare anche altre cose ma l’Italia si deve attenere alla Costituzione. Allora io dico: diritto allo studio, gratuità fino a tutto il liceo; e diranno: “caspita ora ci tocca studiare”. E chi non studia, o recupera o smette.

MU:        Eh certo! Per cui diritto allo studio, ma non diritto alla laurea; noi ne abbiamo parlato con un giornalista professore universitario che era finito al centro di polemiche proprio per questo suo articolo in cui diceva che il livello medio di istruzione degli studenti si è abbassato.

MPN:      Ma lei ha ragione, ne stiamo discutendo e l’assurdo è questo, di togliere il valore legale del titolo di studio. Ma è una conseguenza dell’inutilità e invece dovrebbe essere valorizzato il valore legale del titolo di studio, ma quando il titolo di studio ha un senso. Ma se per andare avanti, bisogna promuovere tutti, non va. Non è così che si educa e si istruisce. L’educazione e l’istruzione passano attraverso una selezione che non sia punitiva. Noi come sindacato avevamo addirittura proposto l’intramoenia nella scuola come c’è negli ospedali. Se vado meno bene in una disciplina, vado a lezione privata dentro la scuola, in servizio intramoenia; io, professore di matematica, faccio la lezione non alla mia classe, ma ad altre classi, dove i genitori pagano alla scuola, come si paga il medico all’ospedale nel sistema intramoenia. Ecco. Alla base io devo selezionare, che non vuol dire bocciare, ma vuol dire mettere nelle condizioni tutti ad andare avanti. Invece, uno non ha voglia, uno non ce la fa, … alla fine si promuovono tutti, così tutti hanno il diploma di II grado, tutti hanno la laurea, tutti hanno il master… e poi ci ritroviamo quello che abbiamo in società: lo sfascio.

MU:        Segretario, a questo proposito, di chi è la colpa? La colpa è delle riforme? È del sistema della società italiana che non vuole più una selezione? Facciamo questa riflessione.

MPN:      La colpa, la responsabilità più che la colpa, è della politica. Di chi ha fatto in modo di non far considerare il valore della scuola nella società, l’importanza della scuola, e quella di non valorizzare il lavoro dei docenti, che invece è stato ridicolizzato, è stato abbattuto. Io non sono giovane, ho 71 anni, però ho insegnato tanti anni fa; quando ho iniziato a insegnare lo stipendio era basso, come ora, c’era il precariato, come ora, c’erano i problemi, come ora, ma c’era la considerazione sociale, che era una grande molla. Io ero un professore giovane allora e sono professore ora, ma se oggi faccio la carta d’identità e mi chiedono cosa faccio, rispondo che sono professore; mi chiedono “all’Università”?, e io rispondo: al liceo; e loro mi dicono “ah allora è insegnante”. Questo per far capire che non c’è una considerazione sociale e laddove questa non c’è, non c’è considerazione verso la scuola – v. l’esempio che ho fatto prima del genitore -. Purtroppo, la scuola non è considerata, invece deve essere autorevole. Quando un alunno torna a casa e dice che non va bene, il genitore si deve preoccupare, deve venire a scuola e chiedere cosa fare, come fare per aiutare a far capire al figlio le cose.

MU:        Ecco lei che ha insegnato per tanti anni, ha notato questa differenza.

MPN:      Certo, enorme differenza. Ed è preoccupante perché questo vuol dire far venire meno una funzione costituzionale delle Stato italiano, nella specie, della scuola, che va rispettata.

MU:        Segretario, da questo punto di vista della docenza, come giudica il sindacato questo bonus di 500 euro per la formazione degli insegnanti, una formazione autonoma e individuale?

MPN:      La ritengo una cosa sbagliata; perché innanzitutto si mette insieme un meccanismo di burocrazia, poiché vengono dati questi 500 euro da spendere per libri o aggiornamenti, cosa che gli insegnanti stanno facendo con i propri soldi, quelli più seri, quelli attaccati al lavoro, ma il problema è che poi c’è il passaggio alla Corte dei Conti, ad un Comitato di valutazione per gli scontrini, e si è arrivati ad una confusione inutile che costerà allo Stato, mentre era molto più semplice se il materiale acquistato per la formazione (libri scolastici, cultura, ecc) avesse potuto essere scalato dal 730, come le medicine.

MU:        Già, come fanno i liberi professionisti per l’aggiornamento o la formazione nell’acquisto di libri, o computer o strumenti/materiale, che servono per l’aggiornamento.

MPN:      Certo, materiali tecnici, ma anche visite culturali, quali musei, teatri, per aggiornamento. Porto le ricevute e poi ci sarà un controllo. Invece qui no, lo Stato ti dà 500 euro e tu porti tutti gli scontrini e mi fai vedere cosa hai comprato, secondo quale criterio…

MU:        Tra l’altro denota anche una mancanza di fiducia nel corpo docente.

MPN:      Poi c’è un altro fatto: ci deve pensare il datore di lavoro a formare, cioè lo Stato. Nel privato, in busta paga, c’è una percentuale dello 0,30 che va all’INPS per la formazione continua. Nel privato, ognuno paga l’INPS per la formazione. E nello Stato? Non esiste. Vengono dati questi 500 euro accattivanti, un po’ per propaganda, per recuperare un po’ di simpatia.

MU:        Segretario, a questo proposito siamo orgogliosi di raccontarle una bella iniziativa della nostra università. L’Università Niccolò Cusano ha pensato di andare incontro ai docenti, per un periodo limitato di un mese (che è scaduto ieri, il 30/9); ha offerto in promozione gratuita corsi e master per la professionalizzazione nell’area scuola. Un’iniziativa importante. Sarebbe una cosa positiva che le Università facessero questo.

MPN:      Certo, ne sono contento perché la formazione deve venire da chi la deve fare, io non sono per l’autoformazione. Io voglio fare formazione. Rimandami all’università a ripassare la disciplina. Fammi fare gli aggiornamenti perché in tanti anni di insegnamento qualcosa è cambiato  da quando mi sono laureato. E non posso aggiornarmi se non lo faccio da solo? Tu, datore di lavoro, devi darmi la possibilità di aggiornarmi. Parlando anche del nuovo reclutamento, secondo la legge 107, sul quale noi siamo critici, si ammette ad un corso di apprendistato; tutti coloro che vogliono insegnare debbono avere la laurea, i 24 crediti universitari, in pedagogia, psicologia, ecc., poi fanno un concorso, prendono il titolo di specializzazione, che sarebbe l’abilitazione, poi li ammettono ad un contratto triennale sottopagato, alla fine del quale si può essere anche cacciati, come succede nel privato, con l’attuazione del Jobs act. Con la differenza che qui c’è un’abilitazione. Si è fatto tanto per invertire le cose nel settore delle professioni. Per esempio, una volta laureato in giurisprudenza, faccio il praticantato, alla fine di questo faccio il concorso per l’abilitazione. Qui invece mi danno prima l’abilitazione, poi per risparmiare, mi ammettono a fare le supplenze per i tre anni successivi, sottopagato, quando ho già il titolo di abilitazione. Cioè? Prima mi dai l’abilitazione e poi mi fai fare l’apprendista?

AM:        Tornando alla perdita di autorevolezza del professore, ma restando nell’ambito della formazione, questo sistema che lei ha tratteggiato non porta dietro alle cattedre delle scuole italiane, professori anche meno preparati?

MPN:      Certamente sì, io ritengo che nella Pubblica Amministrazione si entri per concorso. Il concorso è la selezione. Anche io, quando sono entrato nel 1968, c’erano due concorsi: il concorso per l’abilitazione e il concorso a cattedra. Ma cosa mi hanno chiesto per superare questo concorso? Fra le materie scritte e orali, il colloquio, la prova pratica, c’era una parte che era “fare una lezione in classe”. Mi davano un tema; in 24 ore dovevo preparare la lezione sulla mia disciplina e l’indomani, nella sede di concorso, recitavo, facevo la lezione, facendo finta che i professori miei esaminatori fossero gli alunni e mi hanno dato un voto. E con quel voto mi hanno detto che potevo insegnare. Poi vogliamo vedere di fare l’apprendistato? No, rovesciano le cose. Prendiamo questi giovani laureati con i 24 crediti universitari, ammettiamoli ad un concorso di abilitazione, dopo fanno il concorso per il posto a tempo indeterminato su cui sono abilitato. Allora abbiamo già selezionato, già scelto. Invece adesso con questo sistema mi danno l’abilitazione prima, che si chiama specializzazione – in una diminutio assurda – poi faccio l’apprendistato; alla fine dell’apprendistato, secondo il comma 63 della 107, il capo di istituto dove io sono stato supplente, mi vede per la prima volta gli ultimi 5 giorni di supplenza e mi dice che non so insegnare. Allora, io ho fatto tutto questo, ho l’abilitazione, ho fatto i tre anni e mi bocci?! Significa che ricomincio da capo e così lo Stato ci guadagna perché avrà tutti apprendisti. Come succede purtroppo nel Jobs act…

MU:        Già, sempre apprendisti pagati poco… E’ così!

MPN:      E per le tutele crescenti c’è lo stesso ragionamento. Dopo i tre anni, risparmio dal datore di lavoro i versamenti per la contribuzione per la pensione, perché li paga lo Stato, poi lo caccio, perché non ha tutele, e ricomincio da capo. Lo stesso vorrebbero fare nella scuola. Con la differenza che nel privato non esiste il concorso e non ci sono prove se si può fare un lavoro. Nello Stato invece c’è, in tutte le Pubbliche Amministrazioni ci sono..

MU:        Professore, perché lei ha scelto  questa carriera? Scusi, è una curiosità personale. Cosa c’è alla base della scelta della docenza?

MPN:      Io ho scelto questa carriera perché nell’animo mio, nel mio modo di essere, immagino di dare qualcosa agli altri ed insegnare è dare qualcosa agli altri perché educare significa tirare fuori dal corpo di quell’alunno qualcosa che ha dentro e lo puoi fare solo se lo sai fare e se ti dedichi completamente.

AM:        E’ la famosa arte maieutica, professore?

MPN:      Io ho avuto soddisfazione, ho insegnato per 43 anni!

MU:        Professor Nigi, quali saranno i prossimi passi del suo sindacato, il sindacato dirige, lo SNALS-Confsal?

MPN:      Noi siamo in una fase in cui i cinque sindacati rappresentativi della scuola lottano insieme per cercare di migliorare l’impianto della L. 107. Non siamo tra quelli che vogliono fare il referendum perché non è questo il sistema. La legge c’è e va rispettata, ma siamo impegnati a modificare l’interpretazione della legge tramite i decreti ministeriali. Per cui siamo in contatto con il Ministro; ci siamo già incontrati. Ora c’è una serie di incontri su questi argomenti, tra cui uno che particolarmente dà noia, e cioè l’entrata della Buona scuola e poi ce ne sono tanti altri.

MU:        Ma come sindacato voi avete avuto, da parte dei vostri iscritti, segnalazioni di problematiche riguardo al nuovo ruolo dei dirigenti scolastici?

MPN:      I dirigenti scolastici non è vero che sono contenti, sono preoccupati. Noi li rappresentiamo; abbiamo circa 2500 iscritti su 8000 nel settore e sono preoccupati perché, anche qui, per propaganda, viene innalzato il valore, la professione del dirigente scolastico, ma sono aumentate le preoccupazioni. Perchè, anche a livello penale, ci sono più preoccupazioni per chi dirige una scuola, con tanti alunni, molti plessi, ecc. e oltre a tutte le beghe che ci sono, si aggiunge anche quella della valutazione, tra l’altro con l’aiuto di genitori e studenti. Mentre dovrebbe essere la scuole a giudicare gli studenti, invece sono gli studenti che hanno in mano il giudizio dei docenti, mah…

MU:        Beh, questo è un punto molto controverso…

MU/AM:  Grazie professor Nigi, grazie!

MPN:      Grazie a voi!