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LA BUONA SCUOLA TRADISCE UNA DELLE FUNZIONI DELLO STATO E PROMUOVE LA MEDIOCRITÀ

Aprire subito il negoziato per il contratto e modificare la legge di riforma Le richieste prioritarie scaturite dall’iniziativa unitaria indetta dalle OO.SS. Nigi: “Dobbiamo mantenere salda l’unità sindacale”

I sindacati hanno concentrato le loro forze su una piattaforma rivendicativa unitaria contro una riforma che avevamo giudicato sbagliata e dannosa già prima della sua approvazione e che, purtroppo, si è rivelata tale al punto da innescare, come previsto, tensioni e conflittualità. Basti pensare al caos delle procedure per le  immissioni in ruolo, la maggior parte delle quali sono stabilizzazioni di personale che già lavora nella scuola e non nuove assunzioni come vorrebbe far credere Renzi.

C’è da parte del governo un disegno vergognoso che non solo tradisce lo spirito della Costituzione ma viene anche meno alle tre funzioni costituzionali specifiche dello Stato italiano: difesa, giustizia e scuola. Si tratta di funzioni per i cittadini e non di servizi per gli utenti. Per noi “buona scuola” significa sancire il diritto allo studio, ma anche il dovere di studiare. A un’offerta formativa di qualità deve corrispondere una vera serietà  degli studi, fatta di impegno  e di responsabilità degli studenti

 

Noi vogliamo una scuola seria, autorevole, in cui si educhino gli studenti e si valutino per migliorare le loro performance, per dar loro la possibilità di arrivare all’eccellenza, come è previsto dalla nostra Costituzione.

Non per dare la promozione garantita a tutti  vecchio retaggio delle sbagliate politiche del ’68 - perché così si incentiva la mediocrità. Con questa legge si promuove la mediocrità e si sminuisce il ruolo dei docenti. Quindi: autorevolezza della scuola, dignità sociale della funzione docente, diritto-dovere di studiare e sostegno per i più deboli, sono per noi i pilastri fondanti della buona scuola. Di tutto questo nella 107 non c’è traccia.

Anzi, si attribuisce agli studenti la facoltà di valutare l’operato dei docenti! È gravissimo che tutti possano  valutare l’insegnante e dicano se sappia o no fare il proprio lavoro e ancora più grave che questa valutazione sia agganciata

Alla monetizzazione. È una questione morale oltre che sostanziale. Forse il governo ha fatto un po’ di confusione tra merito e produttività e tra istruzione e formazione che sono cose molto diverse. Altrettanto inaccettabile è che gli stipendi del personale della scuola, umilianti nel confronto europeo, perché i più bassi, siano fermi da sei anni! Il governo apra subito il negoziato per il rinnovo del contratto di lavoro, sia per la parte economica che per quella normativa, anche alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale che, su ricorso della Confsal, ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti di lavoro dei pubblici dipendenti.

Con la legge 107 viene pressoché azzerato il ruolo della contrattazione nelle scuole e si attribuiscono super  poteri ai dirigenti scolastici - come la chiamata diretta dei docenti - ma poi non si garantiscono le condizioni per esercitarli, a cominciare dalle indispensabili risorse economiche e strutturali.Tutto ciò è contrario a una idea di autonomia scolastica fondata sulla partecipazione, la collegialità e la trasparenza.

Per questi motivi la mobilitazione da oggi continua. Noi sindacati marceremo uniti con nuove iniziative, forti

della nostra unità sindacale, per raggiungere due obiettivi prioritari: dare il via subito al negoziato per il rinnovo contrattuale e rivendicare interventi di modifica della legge in sede legislativa. Riusciremo nel nostro intento se la scuola darà forza e consenso alla nostra azione.

Lo ha già dimostrato con le oltre 300 mila firme raccolte nei luoghi di lavoro e depositate a Palazzo Chigi con cui abbiamo chiesto e ottenuto il mantenimento degli scatti stipendiali e con la storica adesione allo sciopero generale del 5 maggio, grazie al quale alcune parti della prima versione della legge sono state modificate.

Dobbiamo perciò andare avanti compatti per dare al Governo il segnale che è sbagliata una politica scolastica che smantella le fondamenta di un’istituzione basilare per la crescita del Paese e non promuove la valorizzazione delle professionalità che vi operano.

Segretetario Generale

Prof. Marco Paolo Nigi

 

 

 

 

 

 

 

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