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INSEGNARE NON È SOLO UN LAVORO. Marco Paolo Nigi, segretario generale SNALS-Confsal, a "Italia Oggi 7"

L’importanza di tenere allenata la mente. Applicazione, ottimismo e costante voglia di confrontarsi per trovare soluzioni. Questi gli elementi validi per affrontare qualsiasi tipo di sfida nella vita.

da ITALIA OGGI 7 edizione del 28/09/2015

Marco Paolo Nigi, segretario generale della Confsal. L’importanza di tenere allenata la mente

INSEGNARE NON È SOLO UN LAVORO

Applicazione, ottimismo e costante voglia di confrontarsi per trovare soluzioni Questi gli elementi validi per affrontare qualsiasi tipo di sfida nella vita

di BEATRICE MIGLIORINI

Spesso si sente dire che l’insegnamento non è una professione: è, più che altro, una vocazione. Quando si tratta di dare concretezza a questo concetto, però, altrettanto spesso è difficile riuscirci. Ma ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola. Ed è questo il caso di Marco Paolo Nigi, classe 1944, segretario generale dello Snals-Confsal (Sindacato autonomo della scuola) e segretario generale della Confsal (la Confederazione generale dei sindacati autonomi), che con parole semplici e chiare ha spiegato a ItaliaOggi Sette che «quando una persona ha fatto l’insegnante, resta insegnante per sempre». Poche parole per esprimere un concetto così importante. Già, perché quando si parla di insegnamento, è facile perdere l’orientamento e cadere preda dei luoghi comuni. «Insegnare, trasmettere ai ragazzi non è solo un mestiere a ore», ha raccontato Nigi, «ma è una questione di metodo, di applicazione, di una continua ricerca del modo giusto di comunicare e trasmette conoscenze e allenare al ragionamento. Uno sforzo continuo che fornisce un metodo di applicazione da riportare nella vita». Una realtà difficile da abbandonare, soprattutto per una persona nata e cresciuta con la vocazione dell’insegnamento. «Ho sempre pensato», ha raccontato Nigi, «che la realtà scolastica fosse quanto di più affine alla mia indole potessi trovare. L’idea di dare uno scopo a quello che facevo, l’idea di sapere che il mio non era solo un modo per avere uno stipendio ma che quello che facevo poteva essere in qualche modo di aiuto agli altri è sempre stato motivo di forte attrazione per me. Io sono cresciuto con l’idea», ha precisato il numero della Confsal, «che quelle che avrei potuto fare insegnando si sarebbe essenzialmente concretizzato in un contributo di speranza, crescita e qualità per il prossimo. Un modo per combattere la mediocrità». Una realtà difficile da trovare altrove ma che anche in questo caso ha visto la riuscita di Nigi. «Quando ho lasciato l’insegnamento per dedicarmi all’attività sindacale, non è stata una scelta facile, ma l’aver ritrovato all’interno dell’organizzazione un ambiente molto simile e soprattutto un modo per portare avanti quello in cui credevo mi ha permesso negli anni di proseguire con l’attività sindacale». E a giocare un ruolo importante, anche un aspetto caratteriale del numero uno della Confsal: «Quando si porta avanti l’attività sindacale bisogna essere ottimisti per forza. E in questo mi sono ritrovato. Ma a permettermi di fare quello in cui credevo è stata anche la consapevolezza di non essere solo». Sposato, padre di due figli e nonno di nipoti che, per sua stessa ammissione, vede troppo poco a causa del lavoro, nel percorso di Nigi la comunità e la famiglia hanno rivestito un ruolo importante. «Avere la fortuna, negli anni, di poter interagire con le persone, di crearsi dei veri amici, di portare avanti un progetto di vita ampio che comportasse un costante confronto con il prossimo mi hanno permesso di superare più di un ostacolo. Ecco perché», ha precisato Nigi, «quando posso e il lavoro me lo permette, mi dedico con piacere ai miei affetti». Prima in Snals, poi in Confsal, tra gli obiettivi c’è sempre stato quello di voler trasmettere un’idea di scuola come caposaldo della società, come un’istituzione fondamentale che deve recuperare il proprio valore e il proprio ruolo. E, di conseguenza, fare in modo che anche chi la scuola la fa vivere, gli insegnanti, torni ad avere ruolo che gli spetta all’interno della società. Una battaglia tutt’altro che conclusa. Ecco, perché, è difficile immaginare Nigi alle prese con del tempo libero. «Se mai, però, ne dovessi trovare un po’», ha raccontato, «mi piacerebbe viaggiare fuori dall’Europa per capire e conoscere società diverse dalle nostre, anche da un punto di vista economico e lavorativo». Al momento, però, non se ne parla. C’è ancora tanto lavoro da fare, per la scuola, per gli insegnanti e per i ragazzi. Perché è anche e soprattutto a loro che si deve pensare ed è a loro che va restituita la speranza». Ecco, quindi, che se potesse dare un consiglio ai giovani che affrontano il percorso scolastico, l’indicazione è solo una: «lavorare per ritrovare il valore della conquista del sapere, dell’applicazione e di un metodo che permetta di affrontare la vita fuori dai banchi di scuola».

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