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GRAVE ERRORE APPROVARE UNA RIFORMA DANNOSA

La riforma è legge, la protesta della scuola continua Sindacati uniti contro un provvedimento bocciato da tutti.

Con l’approvazione  della riforma della scuola, il governo Renzi ha completamente gettato la maschera. Senza ascoltare  le ragioni della immane protesta dei lavoratori, ma anche delle famiglie, degli studenti, dei sindacati, di rappresentanti  politici e parlamentari che in questi ultimi mesi hanno riempito le piazze di tutt’Italia, l’esecutivo ha ottenuto prima la fiducia del Senato, mettendo a tacere l’opposizione interna del PD,  poi il sì della Camera. Senza le modifiche sostanziali richieste, è passato un testo non condiviso, destinato a dividere e a creare conflittualità nelle scuole.

È diventata legge una riforma che calpesta basilari principi costituzionali come la libertà di insegnamento, non risolve il  problema del precariato, esclude le professionalità ATA, cancella diritti contrattuali. Chi ha votato a favore dovrebbe chiedersi come si può pensare di avviare un percorso di innovazione e di poterlo realizzare senza coinvolgere, anzi, mortificando, la professionalità di coloro che dovrebbero esserne i protagonisti. Un grave errore da parte del presidente Renzi e del ministro Giannini credere di trovarsi di fronte ad una categoria rassegnata ad accettare passivamente un riformismo autoritario e arrogante in cui non c’è il volto di una scuola veramente rinnovata, che rimotivi gli insegnanti e valorizzi le loro professionalità, ma che, al contrario, cerca solo di imporre un impianto aziendalistico che operatori scolastici e studenti rifiutano. Renzi avrà pure vinto la battaglia sul piano politico-parlamentare, ma non si illuda: questa riforma è destinata a rimanere inattuata. La scuola non è più disposta ad accettare promesse e annunci ripetutamente smentiti, né finte consultazioni, né tantomeno ricatti, come quello di legare le assunzioni al ritiro degli emendamenti al testo del Ddl e, quindi,all’approvazione della riforma. Per questi motivi la mobilitazione non si ferma.

L’anno scolastico che si chiude è stato caratterizzato da una serie di iniziative sindacali per contrastare un provvedimento dannoso per operatori scolastici e studenti.

L’ultimo sit in a Roma del 7 luglio ha chiuso, per ora, la stagione di protesta, iniziata il 5 maggio con la massiccia adesione allo sciopero unitario, seguita il 5 giugno da fiaccolate e sit in in tutte le piazze italiane, e proseguita con lo sciopero degli scrutini.

Tutte iniziative che sostenute dallo sforzo organizzativo di tutte le strutture regionali e provinciali, hanno registrato un’altissima adesione, dimostrando un netto consenso all’azione sindacale unitaria. La pausa estiva servirà per riorganizzare le fila di una protesta che a settembre continuerà con tutti i mezzi. Il nuovo anno scolastico sarà contrassegnato da una mobilitazione ancor più ampia e la categoria continuerà a sostenere le nostre azioni di lotta, come ha fatto finora, anche a costo di notevoli sacrifici. Qui non si tratta, infatti, come si vuol far credere all’opinione pubblica, di difendere posizioni categoriali o corporativistiche, ma del futuro stesso della scuola italiana.

La prova sta nei tagli degli organici di docenti e Ata decisi da questo governo che, smentendo se stesso, continua a parlare di potenziamento dell’offerta formativa e di snellire le classi pollaio. Tagliare risorse professionali e finanziarie equivale a tagliare l’offerta formativa. È questa la Buona Scuola promessa?.

Sicuramente una categoria con un contratto scaduto da sette anni, legittimamente ne rivendica il rinnovo, visto che il potere d’acquisto delle già magre retribuzioni del personale della scuola, anche a causa della crisi complessiva, è sceso in caduta libera. Il governo, quindi, anche alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale che, su ricorso della Confsal, ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti di lavoro dei pubblici dipendenti (vedi a pag. 12, ndr) apra le trattative per il rinnovo contrattuale. Sono queste le sfide che lanciamo all’esecutivo, pronti a proseguire la battaglia anche con iniziative giudiziarie, sia sul piano degli aspetti anticostituzionali della legge, che su quello dei diritti delle singole categorie penalizzate da una pessima riforma che calpesta i loro diritti e quelli della scuola italiana nel suo complesso.

 

Marco Paolo Nigi
Segretario generale dello Snals-Confsal

 

 

 

 

 

 

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