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Troppi tagli e mediocrità ecco i guai della scuola. Intervista del Segretario Generale SNALS-Confsal, M.P. Nigi su La Notizia Giornale.it

Cosa è stato realmente fatto sinora? Nigi: "Non ci sono state riforme importanti. Ci sono stati solo tagli. Noi invece vorremmo una scuola in cui gli studenti devono studiare per raggiungere l'eccellenza. Finora, invece, si è andati verso la mediocrità...

      12 giugno 2014

 

TROPPI TAGLI E MEDIOCRITA' ECCO I GUAI DELLA SCUOLA

Nigi (Confsal): niente riforma dell’istruzione. E i docenti precari ci costano 250 milioni

di Luca LA MANTIA

Il modello. Servono istituti con offerta plurima Non bastano le lezioni ma occorre svago e ripetizioni private

Parlare di scuola in Italia è sempre complicato. Tutti lo considerano un settore nevralgico ma pochi, sinora, lo hanno davvero innovato. Abbiamo chiesto un parere sul tema a Marco Paolo Nigi, segretario generale della Snals Confsal che sulla scuola sta portando avanti idee all’avanguardia.

Nigi, in molti in questi anni hanno parlato di riforma del settore scolastico. Ma cosa è stato realmente fatto sinora?

“Non ci sono state riforme importanti. Ci sono stati solo tagli. Noi invece vorremmo una scuola in cui gli studenti devono studiare per raggiungere l’eccellenza. Finora, invece, si è andati verso la mediocrità. La scuola, invece, dovrebbe essere un ascensore sociale”.

Quindi l’azione politica sull’istruzione, secondo lei, andrebbe bocciata in toto?

“Abbiamo accolto con entusiasmo il ritorno dei voti e il fatto che bisogna avere la sufficienza in tutte le materie per essere ammessi agli esami. Ma sono solo piccoli tentativi”.

La scuola è uno dei settori più colpiti dai tagli. Cosa ha prodotto questa attitudine?

“Ha rovinato il nostro sistema di istruzione in cui oggi non c’è più meritocrazia. E ha cambiato anche la condizione degli insegnanti. Deve finire l’epoca dei genitori che vanno a parlare con gli insegnanti dopo che questi hanno rimproverato i figli”.

Si è parlato spesso di innovazione e del fatto che possa portare un surplus alla scuola e alla formazione degli studenti in funzione del lavoro. Cosa ne pensa?

“La tecnologia è importante ma non dobbiamo confondere il senso della scuola”.

Ovvero?

“La scuola è come una palestra, deve fornire innanzitutto una preparazione di base. Sviluppare il ragionamento significa poter spaziare in tutti i settori. Questo devono fare gli studenti. Invece una scuola che non fa più i riassunti ma fa ricerche, che non fa più calcolo mnemonico e aritmetico o dove non si studia una lingua è una scuola che non fa nulla. L’uso della lavagna multimediale e, in generale, la tecnologia non hanno bisogno di uno studio ma di una preparazione a monte. Io posso anche mettermi a spiegare a uno studente la nanotecnologia ma se questi non sa fare una sintesi non capirà nulla”.

Gran parte del personale scolastico è precario, a cosa conduce questo?

“Si fa, innanzitutto, un danno alla scuola, perché il precario, nella condizione in cui lavora, non riesce a portare la sua qualità. Si fa un danno al precario stesso e si fa un danno economico allo Stato”.

Perché? I precari costano di più?

“Sì. perché i precari percepiscono, per l’anno scolastico, il normale stipendio da parte del ministero e, dopo essere stati licenziati, la disoccupazione dall’Inps. In più prendono dall’Inpdap e dall’Inps come precari. In totale, quindi, per i precari spendiamo circa 250milioni. Se fossero a tempo determinato spenderemmo di meno”.

Cosa proponete da questo punto di vista?

“Per risparmiare e dare certezze ai lavoratori chiediamo una dotazione di organico pluriennale nelle scuole in modo da far sparire la distinzione tra organico di fatto e organico di diritto. Questo risolverebbe molti dei problemi della scuola italiana”.

Che tipo di modello scolastico proponete alla politica?

“Una scuola aperta dalle 8 alle 20 in cui l’attività sia divisa in tre parti. Durante la mattina si svolgerebbero le lezioni classiche in cui, però, gli insegnanti hanno autorevolezza e carta bianca all’educazione degli alunni. Il pomeriggio, invece, sarebbe destinato alle attività ricreative, le stesse che i ragazzi svolgono fuori dalla scuola, ad esempio nei centri sportivi. Infine una terza attività in cui i docenti fanno, all’interno della scuola, ripetizioni agli studenti, esclusi, ovviamente, quelli della propria classe”

 

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